Prima macchina del caffè a vapore

La storia della prima macchina del caffè

Evoluzione e genialità di imprenditoria italiana

Quando parliamo di caffè, parliamo di un mondo tutto da scoprire e da gustare. Facciamo un salto nel passato per andare a scoprire la storia dell’invenzione della prima macchina del caffè.

L’ invenzione è tutta italiana, nata da un’idea di un ingegnere torinese che ben presto avrebbe cambiato le abitudini di milioni di italiani.

L’ ingegnere è Angelo Moriondo (1851- 1914), discendente di una famiglia di imprenditori, operante nel settore alberghiero e della ristorazione nella raffinata e prestigiosa Torino di fine ottocento.

Ingegnere Angelo Moriondo , inventore della prima macchina del caffè

Angelo Moriondo. Foto © Wikipedia

L’invenzione, presentata in occasione dell’Expo Generale di Torino del 1884, nasceva da un’esigenza ben precisa: poter offrire alla propria clientela un caffè veloce e istantaneo.

Questo ingegnoso apparecchio meccanico era infatti in grado di ridurre i tempi di attesa e di servire più clienti allo stesso tempo, offrendo loro una bevanda da un aroma intenso e deciso.

Nel maggio del 1884 venne registrato il primo brevetto, con la denominazione “Nuovi apparecchi a vapore per la confezione economica ed istantanea del caffè in bevanda. Sistema A. Moriondo”.

L’ingegnere torinese però, non sfruttò mai dal punto di vista industriale la sua invenzione, ma si limitò alla realizzazione artigianale di pochi modelli da utilizzare esclusivamente nei propri bar e alberghi.

Progetto della prima macchina del caffè espresso di A. Moriondo.

Progetto della prima macchina del caffè espresso di A. Moriondo. Fonte: Wikipedia

Evoluzione storica della prima macchina del caffè

Nel 1901 il milanese Luigi Bezzera apportando alcune migliorie tecniche, fece decollare la vera e propria commercializzazione di questa innovativa invenzione.

Bezzera aveva probabilmente visto e studiato la macchina di Moriondo, intuendone le grandi potenzialità dell’espresso ; registrò il suo brevetto e riuscì a venderlo a Desiderio Pavoni che con la sua azienda “La Pavoni” appunto, cominciò nel 1905 a produrre la macchina in serie. La macchina di per sé, era un grosso cilindro verticale, contenente una caldaia di ottone mantenuta in pressione da un fornello a gas. Lateralmente alla caldaia erano posizionati i gruppi in cui veniva messo il caffè. Girando un rubinetto l’acqua in ebollizione e il vapore contenuti nella caldaia passavano attraverso il caffè con 1,5 atmosfere circa, e in un minuto il caffè era fatto.

In seguito il brevetto tornò nuovamente a Torino, grazie all’ingegno e alla fantasia di Pier Teresio Arduino che diede vita a un nuovo ciclo di produzione industriale delle macchina su ampia scala.

Questo tipo di macchine (definite “a vapore” e il cui metodo è ancora usate in alcune macchine economiche da casa) rimase in uso fino a dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel grande fermento della rinascita dalle macerie, nel 1945, Angelo Gaggia inventò il sistema a leva usando la pressione dell’acqua anziché quella del vapore, erano in grado di produrre la celebre “crema caffè” che tanto apprezziamo al giorno d’oggi. La temperatura dell’acqua poteva essere più bassa, si scendeva da oltre 120° a 90° circa: ciò determinò la perdita di quella sensazione di intenso amaro che accompagnava il caffè fin dall’inizio. La pressione di nove atmosfere poi, a cui il pistone pressurizzava l’acqua, permetteva di creare la crema, il vero segno di riconoscimento del caffè espresso.

La macchina a leva, che con il tempo si differenziò, evolvendosi, nelle macchine a molla, rimase il riferimento fino all’eclisse del 1961, quando la Faema lancio la E-61. Questa macchina, ben conosciuta dagli addetti ai lavori, introduceva importanti evoluzioni. La macchina non sfruttava più una pressione manuale (come le macchine a leva) ma traeva le sue atmosfere da una pompa elettrica, rendendo il lavoro dell’operatore molto più semplice e meno faticoso. Inoltre, la macchina introduceva il concetto di preinfusione, concetto che prevedeva alcuni secondi in cui l’acqua calda restava a contatto con la polvere, favorendo una migliore estrazione. Negli stessi anni, la stessa Faema creò anche la prima macchina “vending” quella in cui si mette la monetina ed esce il caffè.

L’invenzione e il brevetto risalivano in realtà al 1938, ma Gaggia, che come Moriondo aveva pensato la macchina per il proprio bar, la ragionò in modo industriale solo nel ‘45, e nel ’48 ne cominciò la produzione.

E oggi?

Il mondo delle macchine da caffè è tuttora in piena evoluzione. Le macchinette, oltre ai bar, stanno popolando sempre più case e uffici: cialde e capsule sono dei prodotti di facile consumo durante l’arco della giornata. La macchinetta casalinga si avvicina sempre più alle macchine professionali utilizzati nei bar, garantendo la stessa cremosità e sapore.

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